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Alta Formazione “Sport e terzo settore”. Incontro conclusivo “La transizione sportiva: Sport sociale e Agenda 2030”

l 20 ottobre si è concluso il corso di Alta formazione realizzato dall'Uisp con la Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa, nell'ambito del progetto Sport Point

 

La Uisp, nell’ambito del progetto Sport Point, finanziato da Sport e Salute SpA, ha organizzato con la Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa, il Corso di Alta Formazione “Terzo settore e Sport” rivolto ai presidenti, segretari generali, responsabili gestione amministrativa, responsabili/referenti Consulenze dei Comitati Regionali e alla Governance nazionale. Il corso è stato coordinato da Luca Gori, costituzionalista della Scuola Sant’Anna di Pisa, docente di diritto del terzo settore presso l'Università di Pisa e consulente del Forum del terzo settore e di CSVnet, e ha visto come docenti Elena Pignatelli, commercialista e revisore contabile specializzata in Enti del terzo settore e consulente Cesvot Toscana, Maddalena Tagliabue, avvocato, consulente e formatrice Enti del terzo settore, Daniele Erler, Cantiere Terzo Settore e responsabile Area giuridica ed innovazione tecnologica - CSV Trentino, Marco Frey, professore ordinario di Economia e gestione delle imprese, direttore del gruppo di ricerca sulla sostenibilità della Scuola Sant'Anna e direttore di Ricerca Istituto di economia e politica dell'energia e dell'ambiente Matteo Pozzoli, Università degli Studi di Napoli “Parthenope” , consulente CNDCEC, componente Gruppo di lavoro sui principi contabili per il terzo settore dell’OIC e Alberto Arcuri, Università di Bologna Dipartimento scienze giuridiche.

Parte dell’ultima lezione, che si è svolta on line il 20 ottobre scorso e che ha visto allargare la partecipazione a tutti i presidenti, segretari generali e responsabili della gestione amministrativa dei Comitati Territoriali Uisp, ha affrontato i temi dello sport sociale guardando alle prospettive e alle opportunità future. Prospettive e opportunità che impegnano Uisp da sempre, associazione protagonista nelle trasformazioni politico-sociali e che, in questo particolare momento storico, la vedono coinvolta in nuove sfide nell’ambito della promozione sportiva e soprattutto nel rapporto tra persone e comunità, tra corpi intermedi e politiche pubbliche.

L’appuntamento dal titolo “La transizione sportiva: Sport sociale e Agenda 2030” è stato coordinato da Vincenzo Manco, responsabile Centro Sudi e Terzo settore Uisp, e ha visto la partecipazione oltre a Luca Gori, di Alessandro Lombardi, direttore generale ministero del Lavoro e Politiche sociali - Terzo settore e Responsabilità sociale delle imprese, Maurizio Mumolo, direttore Forum nazionale del terzo settore, Licio Palazzini, presidente nazionale Arci Servizio Civile Aps. Ha concluso l’appuntamento l’intervento di Tiziano Pesce, presidente Nazionale Uisp e componente del Coordinamento e dell’Esecutivo del Forum nazionale terzo settore.

 

Di seguito pubblichiamo l'intervento introduttivo di Vincenzo Manco, tenuto in occasione dell'appuntamento conclusivo del corso di Alta Formazione:

“La smetta di frequentare il passato, disse a Pereira, cerchi di frequentare il futuro”. Mi piace ricordare questa citazione di un romanzo di Antonio Tabucchi perché credo tenga insieme i contenuti di questo corso di Alta Formazione su “Sport e terzo settore”, che oggi chiude il proprio programma, e il tempo, la contemporaneità che stiamo attraversando. Ovvero un contesto che vede profonde trasformazioni strutturali, con particolare riferimento a tre grandi transizioni, digitale, ecologica e demografica che stanno rivoluzionando il funzionamento e le prospettive dei sistemi economici e sociali. Ad esse vanno aggiunti la pandemia da Covid-19, che ha generato pesanti effetti sia sul piano delle aspettative di vita nonché delle relazioni sociali e lo scenario internazionale di forte tensione, a causa della guerra in corso in Ucraina.

Per tutto questo, è possibile ipotizzare che i prossimi anni saranno caratterizzati da forti ricadute sociali e bassa crescita economica, allargamento della forbice delle disuguaglianze, con crescente aumento della povertà, delle vulnerabilità e delle marginalità. Questa cornice non è condizionata da visioni che possono competere tra ottimismo e pessimismo, è sostanzialmente ciò che sta accadendo e che mette la Uisp, un Ente di Promozione Sportiva, un’Associazione di Promozione Sociale, una Rete Associativa nazionale (come il professor Luca Gori ci ha sempre tenuto a sottolineare durante le precedenti lezioni) di fronte alla necessità di saper non solo cogliere questi cambiamenti ma soprattutto di interpretarli, se non addirittura di anticiparli.

E ciò per sentirsi un corpo intermedio, una risorsa sociale, una riserva civica capace di dare risposte alle ricadute di cui sopra, stando con pari dignità nel terzo settore e nell’ambito dell’economia sociale. Il quale, uscendo dall’angusto ruolo di “riparatore” degli effetti collaterali di un modello economico che esclude, si affaccia a diventare la strada maestra per sostenere un nuovo sviluppo al servizio delle persone, delle comunità e dell’ambiente, nonché per migliorare la stessa democrazia.  

I titoli che abbiamo dato alle ultime tre campagne del nostro tesseramento, “Capovolgere il futuro” “Giro di boa” e “Marcare la meta” hanno il significato di una spinta ad adottare un vero e proprio cambio di paradigma, dando di fatto il senso di un bisogno che abbiamo collettivamente avvertito, cioè essere protagonisti nel convulso e complesso cambiamento in atto. Una nuova consapevolezza del nostro essere associazione, della nostra proposta sportiva e motoria, portando bene in luce il profilo della Uisp: diritti, ambiente, solidarietà.

Una contezza che, tra l’altro, ha radici profonde nella nostra lunga storia associativa, costellata di conquiste e di sconfitte, di cui abbiamo fatto tesoro e che ci hanno permesso negli ultimi anni di affrontare le riforme legislative del sistema sportivo e del terzo settore con il giusto cambiamento di rotta, per dare un positivo contributo alla democrazia incompiuta del nostro Paese e ad una identità culturale che in quanto tale non è data una volta per tutte ma è frutto di un processo continuo.

Provando anche a sconfiggere un pregiudizio antisportivo della cultura e della politica italiana che, nonostante i passi avanti, ancora sussiste, anche nel campo del pensiero progressista e considera l’attività motoria e sportiva come disimpegno, loisir, dopolavoro e non oramai come uno degli elementi che appartengono al progetto di vita di ogni persona, al benessere individuale e di comunità. Indici per misurare la qualità della vita, parte integrante delle politiche per un nuovo welfare che comprenda la promozione di corretti stili di vita, socialità, inclusione, contrasto alla povertà educativa.

Questi diversi fattori  hanno portato la Uisp a porre all’attenzione dell’Unione Europea il tema della “transizione sportiva”, come parte del più ampio processo di ripresa economica e sociale, per rilanciare e valorizzare, attraverso un approccio strategico, il ruolo dello sport e dell’attività fisica nella costruzione di una società più resiliente e sostenibile, al netto evidentemente delle nuove e più gravi condizioni causate dalla guerra in corso.

Lo abbiamo fatto attraverso un parere d’iniziativa del Comitato Economico e Sociale Europeo che, insieme al Forum del terzo settore, abbiamo promosso al fine di orientare l’azione dell’Unione Europea nel periodo post Covid, e migliorare così la ripresa attraverso lo sport. Inoltre per rendere più visibili nella politica europea i valori che lo sport e l’attività fisica rappresentano, garantendo loro piena dignità al pari delle altre politiche europee. E chiedendo di favorire il sostegno delle reti di cittadinanza attiva nella realizzazione di tali obiettivi a livello locale, attraverso partenariati e coprogettazione tra politiche pubbliche e reti, al fine di attivare forme di innovazione sociale, valorizzando le esperienze di amministrazione condivisa e sussidiarietà circolare.

Non solo quindi politiche di coesione, ma un vero processo di emancipazione dello sport sociale che valorizzi significativamente l’impatto prodotto sul benessere delle persone e sulla qualità della vita. Parere che ha concluso il proprio iter nel marzo di quest’anno e che è in attesa di direttive o linee guida da parte della Commissione Europea.

La pandemia e ora anche la guerra hanno evidenziato in modo esponenziale la crisi di un modello di sviluppo economico predatorio e fortemente iniquo che porta necessariamente ad una rinnovata attenzione alla persona, ai suoi bisogni, alla qualità della vita delle comunità. Ecco allora che il tema della transizione ha per la Uisp una duplice valenza: quella di considerare, da un lato, chiusa una fase storica, iniziata all’alba degli anni’90, che ci ha visti unici attori nell’ambito della promozione sportiva, del movimento sportivo, fare la scelta di campo dello sport per tutti come evoluzione culturale e associativa della nostra matrice popolare.

Già allora, al centro delle nostre attività abbiamo messo la persona, il soggetto, il cittadino, le donne e gli uomini di ogni età. Ciascuno con i propri diritti, le proprie motivazioni, le proprie differenze. Non il risultato, non la classifica, non la prestazione sportiva né tantomeno la conquista di un trofeo. 

La centralità della persona nella pratica sportiva e la centralità del socio nella rete associativa hanno guidato il nostro agire affinché lo sport per tutti, la Uisp e le realtà sportive di base, diventassero vera e propria esperienza di associazionismo partecipativo attraverso cui offrire opportunità per formare cittadine e cittadini attivi e consapevoli, di generazioni diverse, che abitano la democrazia.

La ricerca costante di un nuovo umanesimo in economia, nelle politiche di welfare, nel mondo del lavoro che caratterizza la contemporaneità ha, quindi, in sé il seme fecondo di una Uisp che già circa 30 anni fa si presentava come costruttore di reti sociali prendendo parte alla nascita del Forum del terzo settore, di Libera, di Arci Servizio Civile e di tante altre esperienze fino alla più recente di Mai più fascismi.

Allora diciamocelo, magari a bassa voce, con profonda umiltà e senza alcuna autoreferenzialità, ma facciamolo: in questo abbiamo vinto! E se oggi la riforma del terzo settore riconosce l’organizzazione e la gestione di attività sportive dilettantistiche quali attività di interesse generale, che favoriscono la partecipazione ed il pieno sviluppo della persona, è anche merito di un nostro costante e assiduo lavoro di advocacy e di accountability che abbiamo espresso direttamente o attraverso la partecipazione alle reti sociali.

Stessa cosa possiamo dire per il fatto che sia stata recepita, nei dlgs 36 e 37 attuativi della riforma del sistema sportivo la definizione di sport di stampo europeo, assente fino ad oggi nel nostro ordinamento giuridico;  per aver fatto emergere il lavoro sportivo dall’invisibilità; se c’è un nuovo soggetto nel sistema sportivo italiano che già nel nome è più coerente con il nostro approccio valoriale, che è Sport e Salute S.p.A; per l’impegno che abbiamo profuso fino a poco tempo fa circa il decreto correttivo in attesa di pubblicazione in G.U.

L’altro lato della transizione appartiene invece alle sfide future che per primi abbiamo scelto di affrontare nell’Assemblea nazionale del 2019, con l’adeguamento del nostro statuto (grazie al lavoro del prof. Luca Gori/Tiziano Pesce-Tommaso Dorati-Enrica Francini) per continuare a stare a pieno titolo nel terzo settore italiano, contrariamente a coloro che ci volevano relegati in un non meglio definito “quarto settore”.

Assicurare la salute ed il benessere per tutti e per tutte le età; raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze; fornire un’educazione equa e di qualità; rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi e sostenibili; promuovere società pacifiche. Sono alcuni degli obiettivi dell’Agenda 2030 alla quale abbiamo scelto di aderire e per il raggiungimento dei quali siamo già parte attiva.

Questo è il futuro orizzonte della Uisp! Per contribuire ad una rigenerazione etica, economica, culturale, umana, sociale, sportiva e perché no, anche politica, e conquistare così quel sesto cerchio, che non sta dentro la bandiera dell’olimpismo ma che per noi è sempre stato il faro di ogni azione associativa: costruire, attraverso lo sport sociale, la piena emancipazione umana e una società tra eguali, con pari diritti, pari dignità e pari opportunità.

Svolgendo così la nostra parte, di intelligenza collettiva consapevole, nella piena affermazione dei principi e dei valori presenti soprattutto negli articoli 2,3,18 e 118 della Costituzione Italiana. (Gruppo Redazionale Pagine Uisp)

 

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